FRATELLI,
In primo luogo desidero ringraziare Dio d'aver posato il Suo sguardo compassionevole sulla mia persona. Di fronte alla grande responsabilità che attraverso di voi l'Istituto mi ha affidato, tre convincimenti mi animano, quelli stessi che animarono il Fondatore: la convinzione della presenza del Signore, la convinzione che il Signore conduce e guida la storia degli uomini con saggezza e amore e la convinzione che noi siamo impegnati nell'opera di Dio.
Fratelli, desidero ringraziarvi per l'enorme fiducia che mi avete accordato. Soltanto contando sul vostro appoggio come Corpo dell'Istituto e con la certezza di poter contare su una comunità e una squadra di governo complementare, io ho osato accettare questo ministero di animazione.
Vorrei condividere con voi, Fratelli, l'esperienza che sto vivendo in questo momento. Non si tratta ancora di un messaggio-programma, ma di lasciare parlare il cuore. Il mio primo sentimento, come ho detto stamattina, è che l'essenziale, prima come ora, è di essere Fratello. EssereSuperiore Generale è un aggettivo, certo importante, ma temporaneo e subordinato. Fratello è il sostantivo, ed è ciò che vorrei continuare ad essere. Fratello che ascolta, che rispetta, che comprende, che incoraggia, che affida a Dio il ministero e i bisogni dei suoi Fratelli., cercando di discernere i segni dei tempi, le risposte creative, la fedeltà ai valori evangelici, aperto allegrida dei poveri e ai bisogni dei giovani.
Parafrasando le note parole di Sant'Agostino, citate nel Lumen Gentium, io credo di poter dire: "Se ciò che sono per voi mi spaventa, ciò che sono con voi mi consola, per voi io sono il Superiore, con voi, io sono il Fratello. Il primo termine esprime un dovere, il secondo una grazia; il primo un pericolo, il secondo una salvezza". Certo è che essere Fratelli è il nostro segreto, la nostra forza, la nostra più grande ricchezza.
Una delle esperienze più belle e straordinarie di questo Capitolo è stato in effetti il clima fraterno che vi abbiamo vissuto. In questo momento mi sento confortato dall'unità, dall'amicizia e dall'appoggio di tutti voi. Che questo possa essere il segno di ciò che vogliamo che sia il nostro Istituto: dei Fratelli aperti a tutti, capaci di rinunciare ai propri interessi in favore del bene comune, unendo le nostre forze, realizzando progetti comuni con i nostri associati, incarnando il carisma lasalliano nel mondo dei poveri, maestri spirituali di una gioventù che, oggi più che mai e malgrado le apparenxe, cerca di dare un senso alla propria vita ed ha sete di Dio.
I miei sentimenti si rivolgono anche i questo momento a delle persone concrete: Non posso citarle tutte... Penso ai miei genitori, già morti, ai miei fratelli; essi sono stati per me la prima scuola ai valori umani e cristiani. Hanno sempre sostenuto la mia vocazione lasalliana, sebbene questo significasse l'abbandono del mio paese all'età di 15 anni e la vita all'estero da allora in poi. Esito nel dire questo, perché in tutti i paesi in cui ho vissuto: Onduras, Guatemala, Messico, Spagna, Italia, mi sono sentito a casa mia.
Penso ai Fratelli che ho incontrato lungo il mio cammino, ai miei formatori e specialmente ai Fratelli del giovane Distretto dell'America Centrale con i quali ho intrapreso nuove vie di inculturazione e di crescita locale dell'Istituto con il sostegno incondizionato di Fratelli venuti da fuori. Penso alla scoperta, in Guatemala, del mondo indigeno, con le sue grandi ricchezze ed i suoi innegabili valori d'amore e di rispetto per la terra-madre, il suo sguardo contemplativo, la sua religiosità intuitiva e semplice, le sue relazioni familiari profonde, la sua accoglienza, la sua solidarietà, la sua ospitalità, la sua arte "primitiva", la sua etica basata sulla qualità dei rapporti. Il contatto con il mondo indigeno ha cambiato molte delle mie convinzioni e dei miei modi di vedere la vita, mi ha riavvicinato ai poveri.
Penso al Fratello Santiago Miller, assassinato nel 1982 e mi ricordo che il giorno del suo assassinio una vecchia coppia nord americana è venuta a trovarmi per mostrarmi una lettera di Fratel Santiago. Essa riguardava un giovane dell'Internato indigeno di Huehuetenango, Internato che porta ora il suo nome. I Fratelli avevamo deciso di respingere questo giovane a causa della sua difficile condotta. A questa coppia, che pagava le tasse scolastiche di quel giovane, Fratel Santiago scriveva di aver persuaso i Fratelli a non mandarlo via. Egli s'impegnava ad accompagnarlo, a chiamarlo tutte le sere per parlargli ed era sicuro che sarebbe cambiato. Così, quando Fratel Santiago morì, la frase del Fondatore che mi è venuta in mente è che noi dobbiamo amare i nostri discepoli in modo tale da essere disposti a dare la nostra vita per loro nel nostro ministero. La causa della sua morte, lo sappiamo, è stato semplicemente il suo impegno nella promozione dei giovani indigeni. E' stata la causa della morte di più di 30 ex-alunni dell'Istituto Indigeno Santiago, presso il quale io avevo lavorato, semplicemente perché erano insegnanti rurali che cercavano di migliorare il destino della loro gente. Questo non si dimentica.
Penso anche a tanti Fratelli di Diversi Distretti e Regioni che hanno segnato la mia vita nelle sue diverse tappe e, come simbolo tra tutti, vorrei ricordare Fratel Michel Sauvage che mi ha introdotto nell'appassionante itineriario del Fondatore, così come Fr. Noé Zevallos, maestro spirituale, che mi ha spinto a intraprendere il cammino di un carisma pià incarnato nel continente latino-americano e nel mondo dei poveri.
Quando ero Visitatore, le lettere che Fratel John mandava quasi ogni trimestre mi incoraggiavano molto. Sono stato particolarmente colpito da quella del dicembre 1990. Ci diceva che certi testi del Fondatore a proposito del rapporto del Fratello con i suoi allievi, noi avremmo potuto applicarli ai Fratelli che il Signore ha affidato al nostro ministero di animazione. Ce n'è uno di cui conservo la copia per meditarvi spesso: Quando vi capiterà di trovarvi in difficoltà con la condotta di vostri discepoli,... ricorrete senz'altro a Dio, e chiedete subito a Gesù Cristo che vi illumini con il suo Spirito poché egli vi ha scelto per compiere la sua opera... Guardate a Gesù Cristo come al bon Pastore del Vangelo... e poiché voi occupate il suo posto..., domandategli la grazia necessaria a procurare la conversione dei loro cuori... MTR 196,1. Credo che questa fiducia, più che tante parole, ci mostri la profonda qualità spirituale di Fratel John, quanto siamo stati vicini al suo cuore durante questi ultimi anni e lo zelo ardente che l'animava.
Mi sembra che siamo tutti convinti che la persona, l'esempio e l'animazione dell'Istituto realizzati da Fr. John siano stati estremamente importanti e abbiano segnato profondamente l'Istituto in questi due ultimi decenni. Vorrei essere in questo momento il messaggero di tutti voi e ringraziarlo, come l'ho fatto al momento dell'inaugurazione del ritratto che adorna la nostra Casa generalizia, per il suo spirito di intraprendenza, il suo sguardo volto al futuro, la qualità della sua testimonianza, per le sue riflessioni, il suo lavoro tenace, la sua dirittura, il suo amore e il suo interesse profondo per ciascun Fratello e per ciascuna delle Regioni dell'Istituto, la sua preoccupazione per la difesa dei diritti dei bambini, la sua attenzione sempre viva per le situazioni di ingiustizia, di guerra, di catastrofe, di problemi umanitari... la sua premura nel fare, e invitarci a fare, qualcosa in quanto Istituto di fronte a queste situazioni e, infine, la sua apertura ai laici, apertura di cui raccogliamo i frutti in questo Capitolo con il tema-sfida dell'associazione per il servizio educativo dei poveri. Credo di poter tradurre il sentimento di tutti dicendo che il carisma lasalliano era stato posto veramente in buone mani.
Inoltre, la partecipazione di Fratel John Johnston all'Unione dei Superiori Generali, per 9 anni nella qualità di Vice-Presidente, e la sua partecipazione a 3 Sinodi, hanno ampliato ancora di più l'Istituto alle dimensioni della Chiesa. Ecco perché noi rendiamo grazie a Dio e La ringraziamo di cuore, Fratel John, chiedendo a Dio di colmarLa delle sue benedizioni, sicuri come siamo che Lei porterà nuove ricchezze all'Istituto.
Vorrei esprimere anche tutta la mia gratitudine ai Fratelli del Consiglio Generale, Pierre, Gérard, Martin, Marc e Raymundo, senza dimenticare naturalmente Dominique Samné, il cui ricordo rimane vivo tra noi. Con loro sono stato in comunità per 7 anni. Le loro profonde qualità umane e lasalliane hanno fatto sì che questa comunità sia fraterna, accogliente, rispettosa e apportatrice di ricchezze.
Fratel John., nella sua ultima lettera, ci invitava a vivere la nostra storia di fondazione e, nei giorni scorsi, abbiamo parlato tante volte del carisma ricevuto da San Giovanni Battista de La Salle, il carisma di cui noi siamo gli eredi e che supera oggi i limiti del nostro Istituto. E' certamente un dono, ma è stato anche un compito. Credo che il nostro carisma sia una sintesi originale in cui l'amore ardente di Dio e l'amore ardente per i figli degli artigiani e dei poveri trovano una traduzione concreta tramite la nostra associazione per il servizio educativo.
Sarebbe forse più opportuno oggi parlare del carisma "costruito" da San Giovanni Battista de La Salle e dai primi Fratelli alla luce della fede e partendo dall'incontro con i figli dei poveri. Quei bambini, quei giovani sono stati la mediazione provvidenziale che ha fatto nascere il nostro carisma. E per il Fondatore la presenza di Dio in loro era talmente evidente, che ci chiede di fare, incontrandoli, un atto di adorazione, l'atto di relazione più profondo che una creatura possa avere con Dio: "Riconoscete Gesù sotto i poveri stracci dei bambini che dovete istruire, adoratelo in essi." (Med. 96,3).
Non dovremmo vivere il nostro carisma oggi partendo dai bambini e dai giovani poveri che si trovano nello strato più fragile e vulnerabile delle nostre società? Oltre ai problemi affettivi e agli abusi che si verificano nelle famiglie, spesso disintegrate, in moltissimi luoghi i bambini sono sottoposti a situazioni non meno degradanti. Senza la pretesa di citarle tutte, possiamo pensare ai bambini lavoratori, ai bambini di strada, ai bambini soldato, o vittime della guerra, ai bambini venduti, ai bambini malnutriti, ai bambini senza educazione...Non sono forse loro che dovrebbero rendere dinamico e ravvivare il nostro carisma? Non è in loro che Dio principalmente si rivela a noi?
L'amore di Dio, che vuole che tutti gli uomini siano salvati, ma che nutre una predilezione speciale per i più piccoli, così come ci dice il Vangelo e come l'ha capito San Giovanni-Battista de La Salle, ci deve rendere creativi ed efficaci. Il nostro Istituto è nato alla frontiera di una disumanizzazieone: un mondo di giovani lontani dalla salvezza senza possibilità di giungere alla loro realizzazione umana e cristiana. Essere fedeli al nostro carisma significa oggi, per noi, rispondere con creatività alle nuove forme di disumanizzazione, alle nuove povertà, ai richiami che ci lancia il mondo degli esclusi sui nuovi scenari che ci si presentano.
Io credo, Fratelli, che lo spirito del 43° Capitolo Generale ci vuole volti al futuro, aperti ai bisogni educativi dei poveri, attenti ai segnali della vita, disposti a perseguire un impegno generoso secondo l'esempio dei nostri Fratelli maggiori: essi ci animano con l'esempio della loro fedeltà. In questo cammino, i nostri Fratelli giovani e in formazione ci stimolano. Facciamo in modo di dare loro la spinta creatrice e la fiducia che si meritano! E se vogliamo essere fedeli alla vita, non dimentichiamo la pastorale dei giovani e delle vocazioni.
Conversione al futuro, poiché, quando parliamo di conversione, abbiamo la tendenza a pensare al passato, mentre la conversione deve farci guardare soprattutto al futuro come indice di qualcosa di qualitativamente migliore; si tratta di rendere presenti i valori del Regno, valori di filiazione e di fraternità che devono essere il nostro orizzonte più vasto. Non possiamo rinchiuderci nel passato e voltar la schiena alle realtà di oggi. Se vogliamo parlare dell'Istituto del futuro, dobbiamo farlo in termini d'immagine creatrice, di coraggio capace di correre dei rischi e di audacia senza aver paura e senza confondere la fedeltà con la ripetizione del passato.
I bisogni dei giovani sono immensi, i problemi dei nostri giovani sempre più complessi, il dialogo ecumenico e inter-religioso sempre più necessario. Ecco perché noi dobbiamo crtescere per dare vita, per rispondere alle nuove povertà, e ai problemi di oggi, dobbiamo condividere il nostro carisma con i nostri associati, per arrivare insieme e meglio a ciò di cui abbiamo bisogno. Una presenza solidale deve stimolarci ad una creatività feconda sia per le nostre iniziative, sie per la collaborazione con quelle degli altri. La sfida è immensa, ma noi sappiamo che il Signore non abbandona la sua opera, che la sua presenza, rinnovata nella preghiera, rende possibile quel che sembra un sogno.
E per questo motivo è importante rinforzare la nostra mistica e rendere visibili oggi, con una forza nuova, la memoria di Gesù Cristo e la memoria delle origini, che danno senso alla nostra vocazione e ci invitano a viverla in modo creativo in una prospettiva di futuro. Poiché quel che il mondo si aspetta da noi è, soprattutto, che noi siamo cercatori di Dio, che gli offriamo una pista per la sua propria ricerca. Guide, umili e senza pretese, coscienti delle nostre incoerenze, ma capaci di accompagnare i nostri contemporanei nel loro cammino di fede, facendoci carico delle loro debolezze, dei loro dubbi e della loro fragilità.. Dobbiamo offrire al mondo dei giovani, cominciando da quello dei poveri, cuori disponibili ad ascoltarli, a comprenderli a rimetterli in cammino, comunità capaci di accoglierli e di guidarli, centri educativi che diano più importanza alla loro persona che ai programmi o al prestigio.
Fratelli, ravviviamo il fuoco che ci ha visto nascere; il 43° Capitolo Generale ci indica la strada per farlo e per rendere attuale l'Istituto, insieme a nuove forze per ricominciare. Realizziamo quello che il poeta ed eroe cubano, José Martí, ci ha lasciato come messaggio: "Il miglior modo di dire, è quello di fare". Che il "Sì" di Maria sia per noi fonte di ispirazione e che San Giuseppe, sotto la cui protezione il Fondatore ha voluto mettere l'Istituto, ci aiuti a vivere con fede e con fiducia il nostro ministero d' educazione umana e cristiana. |