I Superiori generali da tutto il mondo chiedono più voce alle donne durante il Sinodo

I Superiori generali da tutto il mondo chiedono più voce alle donne durante il Sinodo

Città del Vaticano – I due gruppi con sede a Roma che rappresentano quasi un milione di membri di ordini religiosi cattolici sia maschili che femminili di tutto il mondo stanno pensando di presentare a Papa Francesco una proposta per conferire alle donne un ruolo maggiore nel Sinodo dei Vescovi.

Sia l’Unione dei Superiori Generali (USG), che rappresenta circa 185.000 sacerdoti e fratelli, che l’Unione Internazionale delle Superiori Generali (UISG), che rappresenta circa 600.000 suore e novizie, stanno lavorando insieme per promuovere l’iniziativa, ha così dichiarato un membro del consiglio esecutivo dell’Unione dei Superiori Generali al NCR.

Il lasalliano Fratel Robert Schieler, uno dei due fratelli religiosi non ordinati, membri nel sinodo sui giovani dal 3 al 28 ottobre 2018, ha affermato che la proposta è “considerare come, in futuro, i prossimi sinodi potrebbero dare più voce alle sorelle “.

Schieler, che guida i fratelli De La Salle a livello mondiale, ha affermato in un’intervista del 15 ottobre che i gruppi di lavoro hanno in programma di chiedere al Papa sia la partecipazione di più donne religiose sia la possibilità di dare, a coloro che partecipano, diritto di voto.

“È giusto,” ha detto il Fratello superiore, uno dei 10 membri del consiglio dell’Unione dei Superiori Generali. “Voglio dire, mio Dio, le sorelle ogni giorno sono a contatto con i giovani, più di ogni altro gruppo, in ogni ambito”.

Sebbene sette religiose siano state autorizzate a prendere parte al sinodo di questo mese, stanno prestando servizio in ruoli da non membri, il che significa che mentre possono partecipare pienamente alle discussioni, non viene loro concesso il diritto di voto sul documento finale.

Secondo la teologia della Chiesa cattolica, i fratelli e le sorelle hanno ruoli analoghi. Sono entrambi membri non ordinati e professi di ordini religiosi.

Schieler ha dichiarato che i membri del suo gruppo hanno chiesto ai funzionari sinodali spiegazione circa la discrepanza nel permettere agli uomini non ordinati, ma non alle donne non ordinate, di votare durante l’incontro.

Ha spiegato che due delle persone che hanno aiutato a redigere il documento di lavoro per il sinodo, noto come Instrumentum laboris, hanno partecipato all’incontro semestrale dell’Unione dei Superiori Generali lo scorso maggio.

“Uno di loro ha posto la domanda su cosa il Vaticano stia dicendo sul perché le sorelle non possono votare”, ha detto Schieler. “E lui ha risposto: ‘Bene, perché devi essere ordinato per votare’.”

“Non sono ordinato”, ha detto Schieler. “Quindi mi chiedo, è questa la ragione o no?”.

Mentre il regolamento per l’operazione del sinodo prevede che 10 membri dell’organizzazione maschile prendano parte all’assemblea, non assegnano invece un ruolo a quelli del gruppo femminile. Ma almeno le religiose sono state invitate come non membri nei precedenti sinodi.

Schieler, uno dei 10 membri sinodali eletti dalla sua organizzazione, ha affermato che l’Unione dei Superiori generali ha consapevolmente deciso che voleva che uno dei suoi rappresentanti sinodali fosse un fratello e non un sacerdote ordinato.

“È importante per i vescovi … ascoltare le voci dei religiosi, siano essi sacerdoti, fratelli o sorelle, che lavorano con i giovani”, ha detto Schieler.

Il secondo fratello che partecipa al sinodo è il Superiore generale dei Maristi, Fratel Ernesto Sánchez Barba, che secondo Schieler è stato scelto dall’Unione dei Superiori Generali per partecipare al raduno dopo che uno dei 10 delegati originariamente eletti non ha potuto prendervi parte.

Schieler ha detto che essendo un fratello, pensa a se stesso come ad un laico, riferendosi alla visione del fondatore del suo ordine, San Giovanni Battista della Salle.

“La Salle ha fondato un gruppo di laici e non li ha organizzati in una comunità religiosa”, ha affermato Schieler. “Era questo un ministero di laici”.

“Mi rivedo in quel contesto, che, facendo eco al Concilio Vaticano II, è il primo dei voti battesimali che ci chiama alla missione e ci invia”, ha detto. “Per me, questo è il messaggio importante qui, che tutti noi, con il nostro battesimo, abbiamo una vocazione, abbiamo una missione nella chiesa”.

Joshua J. McElwee, National Catholic Reporter (NCR) corrispondente dal Vaticano.

Testo originale: https://goo.gl/1XW9Ge

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