Coltivare la vita interiore: i giovani chiedono un’educazione che abbia un senso

In un contesto caratterizzato da profonde trasformazioni sociali e sfide nel campo dell’istruzione, Vatican News ha intervistato alcuni rappresentanti dell’Ufficio Internazionale per l’Educazione Cattolica (OIEC) e alcuni esperti legati al Patto Globale per l’Educazione, i quali hanno sottolineato l’urgente necessità di costruire un’istruzione più umana, inclusiva e attenta alle realtà dei giovani.

Si tratta di: Carina Rossa della Libera Università María Assunta, ricercatrice e membro del Patto Educativo Globale; Fr. Juan Antonio Ojeda, Fratello de La Salle, direttore dei progetti dell’Ufficio Internazionale per l’Educazione Cattolica (OIEC) e consulente del Dicastero per la Cultura e l’Educazione; e Åsa Jarskog, direttrice dell’Organizzazione per gli Obiettivi di Sviluppo Interno (ODI). Gli intervistati hanno spiegato che il Patto Educativo Globale mira a riportare la persona al centro dell’educazione, promuovendo una formazione integrale basata sui valori, sulla coscienza sociale e sull’impegno comunitario.

Giovani più consapevoli della realtà sociale

Si è discusso del progetto “Coltivare la vita interiore”, che prevede l’attuazione degli Obiettivi di Sviluppo Interiore (ODI) nell’ambito dell’educazione cattolica. Questo progetto nasce dopo cinque anni in cui i membri dell’iniziativa del Patto Educativo Globale hanno ascoltato i giovani provenienti da diversi contesti culturali, giungendo alla conclusione, attraverso un serio lavoro di ricerca, che i giovani chiedono un’educazione in grado di offrire uno scopo, un senso. I giovani hanno bisogno di spazi di spiritualità, di silenzio per ritrovare se stessi.

Anche i giovani sono molto preoccupati per la realtà attuale. Sono preoccupati per le disuguaglianze, per il raggiungimento della pace, per la crisi climatica… ma a differenza dei giovani delle generazioni precedenti, che trovavano una sorta di senso interiore, quelli di oggi si sentono più fragili.

Come hanno sottolineato gli esperti, molti giovani non si accontentano più di un’istruzione incentrata esclusivamente sulla trasmissione di conoscenze. Al contrario, cercano spazi educativi che consentano loro di comprendere il mondo, sviluppare il pensiero critico e partecipare attivamente alla costruzione di soluzioni.

“I giovani chiedono un’istruzione in grado di offrire uno scopo e un modo di affrontare la vita da una prospettiva più umana”, hanno spiegato.

L’istruzione deve andare oltre l’aula

Un altro punto centrale dell’intervista è stata la necessità di trasformare la visione tradizionale dell’istruzione. Per i rappresentanti dell’OIEC, educare non significa solo trasmettere conoscenze accademiche, ma anche formare cittadini impegnati nei confronti del proprio contesto sociale.

A questo proposito, hanno sottolineato che l’istruzione deve coinvolgere l’intera società: famiglie, insegnanti, comunità e istituzioni. “Per educare un bambino ci vuole un intero villaggio”. Temi quali la salute mentale, l’incertezza sul futuro e l’impatto dei social media fanno parte delle preoccupazioni che oggi affliggono le nuove generazioni.

Sugli obiettivi di sviluppo interno

Nel quadro di una riflessione sugli Obiettivi di Sviluppo Interno (ODI) e sul loro rapporto con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG), Åsa Jarskog ha offerto una visione approfondita sul ruolo dell’istruzione, della coscienza umana e dell’impegno sociale nella costruzione di un mondo più giusto e sostenibile. Questi obiettivi, ha affermato, fungono da guida globale per affrontare le sfide del pianeta. Tuttavia, sottolinea che il vero motore del cambiamento risiede nell’individuo. Al di là delle politiche pubbliche o degli accordi internazionali, ogni persona ha la capacità e la responsabilità di contribuire al benessere collettivo attraverso i propri talenti e le proprie capacità.

Affinché questo cambiamento sia efficace, Jarskog sottolinea la necessità di coltivare la dimensione interiore dell’essere umano. Ciò implica andare oltre la formazione tecnica e intellettuale per sviluppare capacità quali l’empatia, la creatività, l’intuizione e la comunicazione. Inoltre, sottolinea l’importanza di recuperare valori umani e spirituali come la pazienza e il rispetto per raggiungere un equilibrio tra la crescita personale e il bene della comunità.

Infine, la specialista sottolinea il potere trasformativo dell’educazione basata sui valori. Sostiene che una formazione incentrata sulla solidarietà e sul servizio non solo influisce sulla vita delle persone, ma ha anche la forza di riorganizzare le istituzioni e i governi. In questo modo, una società educata secondo questi principi dispone di strumenti più efficaci per combattere la povertà, rafforzare la giustizia sociale e garantire l’equità.

Un appello a infondere speranza

I rappresentanti dell’OIEC hanno convenuto che la sfida più grande oggi è quella di ritrovare la speranza attraverso un’istruzione trasformatrice e incentrata sulla dignità umana. Il Patto Globale per l’Istruzione, hanno affermato, propone proprio questa strada: creare alleanze tra diversi settori per costruire una cultura dell’incontro, rafforzare i valori umani e preparare le nuove generazioni ad affrontare le sfide del XXI secolo.

Infine, hanno lanciato un appello a promuovere modelli educativi più solidali, in grado di generare cambiamenti reali e di rispondere alle attuali esigenze sociali. Per loro, l’educazione rimane lo strumento più potente per trasformare il mondo.

* Articolo pubblicato su Vatican News. Scritto da Patricia Ynestroza.