Quaderno MEL 66: Alcune “nuove” virtù del buon maestro

“Le virtù del buon maestro” fanno parte del patrimonio etico e spirituale lasalliano sin dai primi tempi. Nelle prime edizioni della Raccolta di brevi trattati troviamo già l’elenco delle dodici virtù: serietà, silenzio, umiltà, prudenza, saggezza, pazienza, moderazione, dolcezza, zelo, vigilanza, pietà e generosità. La prima edizione a stampa è quella del 1711. È molto probabile che i suoi brevi trattati avessero già un’esistenza autonoma e manoscritta.

Ciò che colpisce di questo elenco è che, in una certa misura, ha costituito l’insieme deontologico della prima comunità lasalliana. Potremmo comprenderli come un’armonia di echi dello spirito dell’Istituto nella relazione pedagogica.

Poco meno di un secolo dopo, fu Fratel Agatón, Superiore Generale ai tempi della Rivoluzione Francese, a tentare di ripensare l’insieme alla luce della cultura contemporanea. Quei maestri si erano professionalizzati e specializzati a sufficienza per rivedere i propri fondamenti. Il loro impegno era quello di creare una nuova letteratura specifica. Tra le altre iniziative, redigere un commento alle dodici virtù. In esso, argomentava persino la riforma dell’ordinamento che il signor De La Salle aveva dato alle virtù al fine di articolare un discorso più logico.

Ora, più di un secolo dopo, Fr. Gabriele Di Giovanni ha voluto prestare attenzione a uno dei documenti più importanti che l’Istituto ha elaborato all’inizio di questo XXI secolo, e trovare in questa Dichiarazione sulla missione lasalliana, ancora una volta, un’etica dell’insegnamento che affonda le sue radici in un’esperienza spirituale.

Apprezziamo il suo lavoro e allo stesso tempo speriamo che ci aiuti a vivere il nostro compito come un ministero fecondo che sia testimonianza di un altro mondo possibile.

Fr. Santiago Rodríguez Mancini, FSC
Direttore dell’Ufficio Patrimonio Lasalliano e Ricerche