Tra algoritmi e persone: come preservare la comunicazione umana
In un contesto caratterizzato dal rapido progresso dell’intelligenza artificiale e dalla sua crescente presenza nella vita quotidiana, il messaggio di Papa Leone XIV per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2026, che si celebra domenica 17 maggio, solennità dell’Ascensione del Signore, risuona con particolare forza nel campo dell’educazione. Con il motto “Custodire le voci e i volti umani”, il Pontefice invita a non perdere di vista la centralità della persona di fronte a una tecnologia sempre più potente e onnipresente.
Per Fratel Jorge Sierra, delegato della Pastorale La Salle in Spagna e Portogallo, le parole del Papa rispondono “in modo molto appropriato” a un’urgente necessità del nostro tempo.
“Custodire ciò che ci rende veramente persone e non lasciarci trascinare da una tendenza che disumanizza perché pone al centro la tecnologia, così appariscente ma priva di anima”, afferma in un’intervista a Radio Vaticana-Vatican News.
Insegnante di scienze e da anni impegnato nella pastorale giovanile, il religioso riconosce che l’intelligenza artificiale fa già parte dell’universo quotidiano dei giovani, che sono “nativi sia del digitale che dell’uso dell’intelligenza artificiale”.
Una sfida antropologica prima che tecnologica
Leone XIV avverte nel suo messaggio che la grande sfida odierna non è meramente tecnologica, ma profondamente antropologica. Secondo fr. Jorge, questa riflessione va al cuore della questione: evitare sia il rifiuto indiscriminato della tecnologia sia un’accettazione acritica che finisca per disumanizzare le relazioni.
«L’intelligenza artificiale può svolgere compiti ripetitivi, ma l’accompagnamento, la relazione vicina e l’annuncio del Vangelo non possono essere sostituiti da nessun algoritmo», sostiene.
Il religioso sottolinea che l’educazione cristiana deve rafforzare proprio ciò che la tecnologia non può replicare: la vicinanza umana, l’ascolto, il discernimento e l’esperienza della fede vissuta in comunità.
«Forse le nostre energie dovrebbero concentrarsi maggiormente sulla relazione personale per favorire il rapporto personale con Gesù. L’intelligenza artificiale sarà sempre un mezzo, mai un fine», aggiunge.
Educare a un uso critico dell’IA
Nelle scuole lasalliane, l’irruzione dell’intelligenza artificiale sta già trasformando le dinamiche educative. Lungi dal ricorrere al divieto, l’Istituto cerca di accompagnare studenti e insegnanti verso un uso critico e responsabile di questi strumenti.
«Sappiamo che gli studenti la utilizzano. Non si tratta di vietarla, ma di educare a saperla utilizzare», spiega Fr. Jorge.
Ciò implica anche rivedere i metodi pedagogici tradizionali. Attività che prima valutavano la capacità di riassumere o raccogliere informazioni perdono senso in un contesto in cui l’IA può svolgerle automaticamente. La sfida, sottolinea, consiste ora nel promuovere la comprensione, l’assimilazione e l’applicazione creativa delle conoscenze.
«La scuola e la società si stanno dovendo adattare a un cambiamento epocale che ci ha colti un po’ alla sprovvista», ammette.
Giovani iperconnessi e necessità di discernimento
Fratel Jorge osserva inoltre che molti giovani utilizzano gli strumenti di intelligenza artificiale con assoluta naturalezza, quasi senza interrogarsi sulle loro implicazioni etiche o culturali.
«Hanno l’app installata sul cellulare e quando non sanno qualcosa, la consultano immediatamente», commenta.
Tuttavia, avverte che nemmeno gli adulti sono ancora pienamente consapevoli di tutti i rischi associati, specialmente quelli legati alla manipolazione delle informazioni, ai pregiudizi algoritmici e alla riduzione della persona a semplici dati di consumo.
In questo contesto, ritiene indispensabile il ruolo dell’educatore cristiano come mediatore critico in grado di offrire uno sguardo incentrato sul Vangelo e sulla dignità dei più vulnerabili.
«Probabilmente un algoritmo creato da una grande azienda non è in grado di offrire quella sensibilità nei confronti dei più piccoli», afferma.
«Non siamo un algoritmo»
Durante l’intervista, il delegato della Pastorale ha ricordato una recente affermazione di Leone XIV: «Non siamo un algoritmo, siamo un desiderio».
La frase riassume, a suo avviso, una delle grandi sfide contemporanee: resistere alla tentazione di ridurre l’identità umana a un accumulo di dati, preferenze e modelli di consumo gestiti da sistemi automatici.
«Siamo molto di più: siamo desiderio, impegno e volontà, e questo la tecnologia non potrà mai superarlo», sostiene.
Ritorno alla vita reale
In linea con il pensiero del Papa, il religioso ritiene urgente aiutare i giovani a ritrovare spazi di vita autenticamente umana al di là degli schermi.
«Abbiamo bisogno di tornare alla vita reale, all’amicizia, all’incontro, persino a perdere tempo con gli amici», afferma.
Pur riconoscendo le enormi potenzialità della tecnologia, insiste sulla necessità di promuovere una certa “sobrietà digitale”, specialmente in ambiti come la preghiera, la liturgia o la vita interiore.
“L’arte, la creatività e l’impegno sono pienamente umani. L’intelligenza artificiale dovrebbe aiutarci a essere più umani, non a sostituire la nostra umanità”, conclude.
I giovani si preparano all’incontro con il Papa in Spagna
Sulla stessa linea di formazione e accompagnamento, fratel Jorge Sierra ha sottolineato anche il lavoro di preparazione che i lasalliani stanno svolgendo insieme a gruppi di giovani per partecipare alla veglia di preghiera presieduta da Papa Leone XIV durante il suo viaggio apostolico in Spagna, previsto dal 6 al 12 giugno 2026. Da scuole, università e opere educative di tutta la Spagna e del Portogallo, la rete lasalliana promuove incontri, momenti di preghiera e spazi di riflessione per aiutare i giovani a vivere questo evento come un’esperienza di fede e di comunità.
Il delegato della Pastorale ha spiegato che circa 300 giovani lasalliani parteciperanno alle attività previste a Madrid, mentre altri gruppi si uniranno a Barcellona e alle Canarie, in coincidenza con le diverse tappe del viaggio pontificio. Oltre alla logistica dell’accoglienza, dell’alloggio e dell’accompagnamento, l’obiettivo è che la visita del Papa si integri in un processo più ampio di crescita personale, discernimento vocazionale e impegno solidale. «Speriamo che questo incontro con Papa Leone sia un’esperienza che aiuti i giovani a trovare se stessi, a scoprire il loro posto nel mondo e a rafforzare il loro desiderio di servire», ha affermato.