Beato James Miller – Un nuovo quadro per la sua iconografia

Beato James Miller – Un nuovo quadro per la sua iconografia

Luglio 23, 2020 admin1

UN FRATELLO CHE SI FACEVA… SENTIRE

Sì, perché il Fratello di cui leggerete qui appresso si distingueva per la sua risata travolgente. Il motivo per cui ne scriviamo però, non è legato alle sue sonore risate, ma perché si è fatto sentire nel modo più forte e bello nella Chiesa e nel mondo lasalliano in particolare, essendo asceso recentemente alla gloria degli altari. E’ Fratel James Alfred Miller, primo Fratello statunitense ad essere beatificato in Guatemala nel mese di dicembre dello scorso anno.

Di questo Fratello è stato eseguito un bel dipinto che vogliamo illustrarvi.

L’autore è Salvatore Seme. Nasce a Torre del Greco (Napoli) nel 1976. Mostra fin da bambino una naturale inclinazione per il disegno. “Buon sangue non mente” verrebbe da dire, perché il padre Luigi a sua volta è un buon paesaggista e le sue vedute lo hanno iscritto di diritto tra gli esponenti di quel fenomeno storico di arte su piccole tele che immortalano scorci pittoreschi del suggestivo paesaggio napoletano. È stato Luigi ad insegnare a Salvatore i primi rudimenti del disegno, che poi il ragazzo ha perfezionato prima all’Istituto d’Arte di Torre del Greco e poi all’Accademia delle Belle Arti di Napoli. La partecipazione a mostre collettive lo fa conoscere sempre di più e alcuni attestati importanti lo additano all’attenzione della critica. Realizza così opere per alcune chiese che lo impongono autorevolmente nel campo religioso fino ad essere scelto per dipingere  le formelle che  completano con i Misteri della Luce quelli del Rosario che incorniciano il quadro della Vergine del santuario di Nostra Signora in Pompei.

Nel dipinto che qui presentiamo, olio su tela di cm. 150 x 100, l’artista ha rappresentato il Beato Fratel James in un grande spazio all’aperto. Alcuni elementi permettono di individuare rispettivamente il luogo dove si trova il gruppo e il tipo di attività che svolgono i personaggi rappresentati.

Il primo elemento lo vediamo in alto a destra: una piramide Maya. La civiltà maya occupa un posto fondamentale nella storia del territorio guatemalteco. Fiorente per molti secoli, ha disseminato un po’ dappertutto nel paese resti incredibili che continuano ad affascinare. Nei pressi di Huehuetenango, la città dove visse il nostro Beato, esistono i templi di Zaculeu, che fu capitale del regno dei Maya di Mam.

Il secondo elemento costituisce la parte più imponente del dipinto: il mondo contadino, con l’aratro sul quale siedono i due ragazzi in primo piano, il cesto di grano che porta il giovanetto alla sinistra del Beato e la ragazza che imbraccia un rastrello e che indossa un giubbetto multicolore, tipico del Guatemala.

Terzo elemento: il ragazzo in basso a destra sta sfogliando un libro. È un particolare che apparentemente può sembrare fuori posto, ma l’artista l’ha voluto ugualmente inserire per sottolineare l’impegno intellettuale al quale erano chiamati i ragazzi del Centro. La crescita completa di un individuo non può fare a meno della cultura, un aspetto fondamentale della formazione, che si apprende principalmente sui libri. Lo studio oltre all’apprendimento di alcuni saperi, promuove lo sviluppo equilibrato e completo della personalità individuale e insegna quei modi di pensare, di esprimersi e di vivere che caratterizzano un qualsiasi gruppo umano.

Tutta la scena infine è dominata dalla figura serena e rassicurante di Fratel James, in abito che lo fa riconoscere immediatamente come religioso dei Fratelli delle Scuole Cristiane. Quell’abito non è stato messo a caso e sarebbe anzi fuori posto e scomodo in campagna, se non fosse perché rappresenta il richiamo religioso del dipinto. Fratel James stava in Huehuetenango e con quei ragazzi indigeni proprio perché religioso che svolgeva la sua azione educativa in favore dei più trascurati dalla società. Il Beato, proveniente da una famiglia proprietaria di una fattoria, tra l’altro, era rimasto sempre legato alle sue origini e la passione per i lavori manuali ed agricoli in particolare non l’aveva mai abbandonato.

C’è infine un altro particolare degno di nota ed è la serenità del volto del Beato. Qui la sua proverbiale vivacità ed energia nei modi sembra sparita, la sua sonora risata stemperata dalla consapevolezza del nobile lavoro apostolico in favore di quei poveri da lui prediletti e dal contatto con Dio che gli ha chiesto il sacrificio gioioso della vita. 

Ora credo che qualche domanda il lettore se la ponga.

La prima: che ci faceva un Americano del Wisconsin, profondo nord, nel Guatemala degli antichi Maya? 

Per capire il perché dell’arrivo di Fratel James in Guatemala e, ancor prima di lui, dei Fratelli statunitensi in territori che per lingua e costumi avevano poco a che vedere con loro, bisogna rifarsi al Capitolo Generale dei Fratelli delle Scuole Cristiane del 1966, che tradusse in pratica in modo concreto le esortazioni del Concilio Vaticano II. Uno dei temi affrontati da quel Capitolo Generale fu il servizio educativo ai poveri. Conseguentemente il Distretto (Provincia religiosa) USA di Saint Louis scelse per la sua zona di “missione” due dei Paesi più poveri dell’America Centrale, Nicaragua e Guatemala.

Fratel James faceva parte di quel Distretto e nel 1969 aveva 25 anni ed aveva appena emesso i Voti religiosi perpetui, quando chiese di andare in “missione”. Fu accontentato e fu “missionario” in tutti e due Paesi, dal 1969 al 1980 in Nicaragua e dal 1981 al 13 febbraio del 1982 in Guatemala, al Centro Indigena La Salle di Huehuetenango, una delle tante istituzioni gratuite create appositamente per giovani indigeni, i più poveri tra i poveri. Per l’ammissione a questi centri i giovani dovevano provenire da un ambiente agricolo, parlare uno dei dialetti indigeni e, una volta concluso il programma, impegnarsi a ritornare al luogo di provenienza. I ragazzi venivano accolti gratuitamente nel Centro e ricevevano corsi scolastici regolari nella mattinata presso il Colegio La Salle anch’esso dei Fratelli, e corsi tecnico-pratici di agronomia e cura del bestiame nella proprietà agricola e fattoria sperimentale San José predisposta a questo scopo,  situata appena fuori città. L’obiettivo era quello di fornire a quei giovani un prezioso bagaglio di cultura religiosa, civile e di manualità in grado, una volta ritornati nelle zone di provenienza, di sostituire insegnanti non indigeni che spesso manifestavano poco apprezzamento per la cultura locale, ma soprattutto per incidere il più possibile all’innalzamento morale, culturale, civile, religioso e materiale delle loro comunità. Preparavano cioè leaders indigeni per le aree rurali dove sarebbero ritornati dopo l’esperienza scolastica.

Una seconda domanda: perché persone che facevano soltanto del bene alla società guatemalteca rischiavano addirittura la vita? In sintesi estrema si può dire che nel corso della sanguinosa guerra civile che sconvolse il paese dal 1960 al 1996, condotta dalla dittatura militare di destra contro i gruppi di guerriglieri ribelli di sinistra e le popolazioni indigene che il governo riteneva che dessero loro appoggio, coloro che difendevano i diritti dei poveri venivano considerati come comunisti da eliminare in ogni modo. Era il tempo della Seguridad Nacional da una parte e della malintesa Teologia della Liberazione dall’altra. Anni di odio, distruzioni, sofferenze, che si sommarono alla miseria endemica del paese, in particolare nelle zone rurali. Ne fecero le spese anche coloro che predicavano la giustizia e l’uguaglianza a favore dei poveri. I Fratelli, soprattutto quelli che accoglievano gli indigeni, vennero più volte minacciati: nel Centro Indigena Santiago di Città di Guatemala fu fatta esplodere una bomba come avvertimento; a Huehuetenango un fratello di Fratel Gustavo Bracamonte fu rapito e non si seppe mai che fine avesse fatto. In seguito a questo episodio Fratel Gustavo fu inviato altrove. I Fratelli tuttavia continuavano il loro lavoro apostolico senza spavalderia, ma dobbiamo pensare anche con qualche paura. In questo clima, all’inizio del 1981 arrivò Fratel James. A chi gli chiedeva: “Jim, il pensiero di andare di questi tempi in Guatemala non ti spaventa?” rispondeva: “Non ci penso per niente. C’è tanto da fare. Non puoi sprecare le tue energie pensando a quello che ti può succedere”.

Quelli che gli spararono quel pomeriggio del 13 febbraio 1982 e ancor più i loro mandanti, ragionavano in altro modo. Quel giovane fratello robusto, pieno di vita e dalla sonora risata, arrivato da poco, era un affronto. “Ma come – si saranno chiesto – noi minacciamo di ucciderli tutti e questi ne mandano uno nuovo, giovane e forte! Dobbiamo fargliela pagare!” Non avevano fatto i conti con la grandezza degli apostoli di Cristo. “Dio conosce perché mi ha chiamato in Guatemala quando tanti amici e parenti mi spingevano ad andarmene per la mia tranquillità e salvezza. Sono stato Fratello delle Scuole Cristiane per circa venti anni e l’attaccamento alla mia vocazione cresce sempre più nel lavorare in Centro America. Prego Dio che mi dia la grazia e la forza di servirlo fedelmente tra i poveri e gli oppressi del Guatemala. Affido la mia vita alla sua provvidenza; io confido in Lui”. Questo scriveva Fratel James ad un amico qualche mese prima della tragica fine, avvenuta nel pomeriggio del 13 febbraio 1982.

Fu un vero martirio, riconosciuto dalla Chiesa e proclamato solennemente in Huehuetenango il 7 dicembre 2019. Particolare commovente: per necessità di spazio e di attrezzature la beatificazione ha avuto luogo nelle strutture sportive del grande Colegio La Salle (2.300 alunni), lì dove Fratel James aveva insegnato nell’unico anno della sua permanenza a Huehuetenango. Unica volta forse nella storia delle beatificazioni!

Fr. Rodolfo Cosimo Meoli
Postulatore Generale

Roma, 05 luglio 2020


Lo sguardo fine di un critico, Fratel Nicolas Capelle:
“In un paesaggio dai colori caldi e campestri, Egli è là, tranquillo, moderatamente sicuro ma vigile: moderno guardiano del Tempio di Zaculeu, avverte il nemico in agguato attorno ai suoi giovani frenati nel loro impeto, ma determinati ad assumersi la loro gioiosa responsabilità nella costruzione di un Paese fraterno e cordiale”.


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