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“Quando siamo uniti non c’è difficoltà che non possiamo superare”. Un inno all’amicizia inonda cuori e travalica spazi. Il Vescovo di Roma è atteso da migliaia di giovani della Diocesi di Roma nell’Aula Paolo VI, tantissimi sono quelli fuori di cui non si dimentica. 

Ai poeti attinge poi Leone per parlare al suo festante uditorio. A pochi giorni dalla fine del Giubileo hanno tanto voluto ritrovarsi con il Successore di Pietro per un incontro di gioia, incoraggiamento, condivisione, ripartenza. Molti di loro hanno vissuto quelle “giornate memorabili”, così le definisce il Papa, durante l’Anno Santo con migliaia di coetanei da ogni parte del mondo a Roma, per vivere un’esperienza umana e spirituale straordinaria. Accompagnati da educatori, sacerdoti e religiosi che si occupano di pastorale giovanile, oggi, 10 gennaio, sono al cospetto del Pontefice per aprirgli il cuore ed egli risponde con un discorso sapiente, paterno.

Una vita di link senza relazione o di like senza affetto ci delude

Cita i celebri versi di Salvatore Quasimodo in “Ed è subito sera” per richiamare i giovani a destarsi trafitti da una luce che non tramonta, non intermittente, quella di Cristo. È Lui che “riscalda il nostro cuore e lo infiamma del suo amore”. Ed è a Dio, infatti, che è necessario affidarsi soprattutto nello sconforto e nel buio: “Quando ti senti solo – suggerisce il Papa – allora ricorda che Dio non ti lascia mai”. L’importante è volgere lo sguardo fuori di sé, “cercatori di comunione e di fraternità”. C’è l’intero creato che ci parla, basta porsi in ascolto. E così Leone indica la via per superare l’isolamento pur nel frastuono delle società contemporanee e delle opinioni, nell’abbaglio di “immagini frammentate”. 

“Una vita di link senza relazione o di like senza affetto ci delude, perché siamo fatti per la verità: quando manca, ne soffriamo. Siamo fatti per il bene, ma le maschere del piacere usa-e-getta tradiscono il nostro desiderio”. 

Un mondo grigio diventa ospitale perché abitato da Dio

L’incontro autentico con Gesù ha un potere trasformante per i singoli e le comunità. Con questa convinzione, il Papa si rallegra per quanti gli hanno confidato di appartenere ad ambienti parrocchiali che vivificano, ritemprano, sebbene per questi giovani alle volte lo sforzo sia troppo alto nel contrastare logiche e modelli del mondo che vanno in tutt’altra direzione. L’oratorio, la realtà dell’associazionismo possono aiutare se si hanno chiare alcune dinamiche basilari:

“Non aspettatevi che il mondo vi accolga a braccia aperte: la pubblicità, che deve vendere qualcosa da consumare, ha più audience della testimonianza, che vuole costruire amicizie sincere. Agite dunque con letizia e tenacia, sapendo che per cambiare la società occorre anzitutto cambiare noi stessi. E voi già mi avete mostrato che siete capaci di cambiare voi stessi e di costruire questi rapporti di amicizia. Così possiamo cambiare il mondo, così possiamo costruire un mondo di pace”.

Una vita santa è una vita sana

Qui il Pontefice apre una parentesi precisando a braccio una interessante analogia linguistica: “santa” ha la stessa radice della parola “sana”. Gli nasce una riflessione che si traduce in un’ulteriore iniezione di coraggio:

“Se veramente vogliamo essere santi bisogna cominciare con una vita sana e bisogna aiutarci, gli uni gli altri, a cerca come evitare quelle cose che purtroppo… le dipendenze, tante situazioni in cui vivono i giovani. Noi siamo testimonianza, gli amici veri quelli che accompagnano, quelli che possono veramente offrire una vita sana, perché tutti siamo santi. E questo dipende anche da voi. Non abbiate paura neanche di accettare questa responsabilità”.

Ricordando le parole pronunciate in occasione della grande Veglia del Giubileo dei Giovani a Tor Vergata, il Papa torna a parlare di amicizia che, se fondata su Cristo, è “la nostra stella polare”.