Uno dei temi approfonditi durante l’ultimo Seminario di Ricerca Lasalliana sulla catechesi e le sue sfide nel contesto attuale è stata l’esperienza religiosa e spirituale dei giovani e degli adolescenti negli Stati Uniti, sulla base dei risultati delle ricerche dello Springtide Research Institute, presentate dalla dottoressa Jaclyn Doherty.
In un’intervista con LaSalleOrg Interview, la dott.ssa Jaclyn osserva che la scuola è una delle istituzioni di cui i giovani tra i 13 e i 17 anni si fidano di più. “Hanno più fiducia in queste istituzioni [accademiche] che nelle strutture politiche o nei sistemi politici del nostro Paese”, sottolinea, in quanto “gli educatori e gli insegnanti hanno un’opportunità unica per parlare della vita civica, per parlare di storia”, e questo li aiuta anche “a formare i propri valori e le proprie convinzioni”.
Tuttavia, la ricercatrice statunitense avverte anche che “molte volte i giovani e gli studenti sentono di non essere ascoltati, che le loro esperienze, i loro valori o le loro opinioni non vengono tenuti in considerazione, quindi credo che negli ambienti educativi si debba creare uno spazio più sicuro per mantenere delle conversazioni, indipendentemente dal fatto che ci sia accordo o disaccordo”.
Identità cattolica e diversità religiosa
Riferendosi in particolare alle pratiche religiose dei giovani lasalliani che hanno partecipato alla ricerca, la dottoressa Jaclyn sostiene che “negli Stati Uniti, almeno la metà degli studenti che frequentano gli istituti scolastici lasalliani si identifica come cattolica”. Tuttavia, “anche se la maggior parte degli studenti si definisce tale e avente un background cattolico e religioso in generale, esiste anche una maggiore diversità”.
A questo punto, precisa che “ci sono molti altri tipi di tradizioni rappresentate nelle scuole lasalliane, comprese quelle che si identificano come secolari e non religiose. E credo che in questi contesti sia importante parlare di religione, parlare di Dio, parlare della Bibbia”, anche se sottolinea che è importante “ascoltare ed essere presenti nelle esperienze dei giovani in modo che non sentano necessariamente che viene loro imposta una dottrina, ma piuttosto porre attenzione alle esperienze che stanno vivendo e offrirgli opportunità per entrare in spazi religiosi, approfondire la Bibbia, o partecipare a conversazioni sulla fede, in modo più attraente e accogliente”.
Di conseguenza, la pedagogia acquista una particolare rilevanza. “Ci piace ascoltare anche le persone che lavorano con i giovani (…), pur se questo cambia molto a seconda delle situazioni e in un territorio, come quello degli Stati Uniti, che è vasto e caratterizzato da molte comunità e contesti diversi in cui i giovani si avvicinano all’educazione lasalliana e al dialogo interreligioso”. Per questo motivo, secondo la ricercatrice, la chiave sta nel “guidare ascoltando, e guidare con autenticità. È davvero importante per i giovani”.
Guarda qui sotto l’intervista alla dottoressa Jaclyn Doherty, ricercatrice presso lo Springtide Research Institute.

