image_pdfPDFimage_printPRINT

Un invito a essere custodi della bellezza della persona umana, «un’opera d’arte di Dio, unica e irripetibile». Così ha affermato il cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, in occasione dell’inaugurazione del Congresso Internazionale sulla Pastorale Scolastica e Universitaria, che si è tiene il 22 e 23 ottobre nell’Aula Paolo VI, in Vaticano, all’insegna del motto «Tracciare nuove mappe di speranza».

La bellezza che disarma

Il cardinale portoghese ha ricordato ai partecipanti che il compito dell’educazione è riconoscere questa bellezza, accompagnarla e aiutarla a risplendere, perché «il mondo ha bisogno di bellezza». Un mondo, ha sottolineato il cardinale, «ferito dalle guerre, perché la bellezza disarma. Un mondo saturo di immagini ne ha bisogno, perché la vera bellezza ci insegna a guardare di nuovo. Un mondo che vive di fretta ne ha bisogno, perché la bellezza ci ferma e ci restituisce la capacità di stupirci. I giovani ne hanno bisogno, perché chi ha incontrato la bellezza non si accontenta più del banale: la bellezza educa il desiderio».

L’educazione, infatti, non si limita alla trasmissione di conoscenze, ma, come ha osservato il prefetto, «trova la sua pienezza nel servizio». La «bellezza pastorale» agisce «non per coercizione, ma per attrazione». «Un pastore che vuole educare senza attrarre», ha aggiunto de Mendonça, «diventa un funzionario. Un educatore che attrae verso il bene, il vero e il bello diventa un testimone».

Costruttori di fratellanza

Durante la prima giornata, a metà mattina, l’udienza con Papa Leone XIV è stata accolta con grande gioia dai partecipanti. Il Pontefice ha esortato la pastorale scolastica e universitaria ad aiutare i giovani a «essere protagonisti di un nuovo modo di abitare il mondo, costruttori di fraternità, di una società più giusta». 

«È fondamentale che la pastorale scolastica e universitaria sappia rispondere alle aspirazioni di ciascuno e percorrere insieme un cammino umano e cristiano», ha sottolineato il Papa, il quale ha aggiunto che i destinatari del loro ministero «si distinguono per l’entusiasmo, la generosità e lo spirito di servizio così propri dei giovani».

«In un ambiente accogliente, lo studente può esprimere il suo profondo desiderio di comprendere, di dare un senso alla realtà», ha sottolineato il Pontefice, il quale ha evidenziato che la vocazione propria delle scuole e delle università è «la ricerca condivisa della verità» e, per questo, li ha esortati a «stimolare l’intelligenza dei giovani» e a «dare valore alle loro domande».

Un’università che dà spazio alle domande

Il congresso è poi proseguito con gli interventi dei relatori. Tra questi, Fratel Carlos Gabriel Gómez Restrepo, Vicario Generale dell’Istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane, ha parlato della sua esperienza pluriennale vissuta nelle periferie della Colombia per ricordare che, di fronte alle profonde trasformazioni del sistema universitario, ha spiegato, si contrappongono due modelli: quello di Babele, fondato sulla competitività e su una visione dell’essere umano ridotta alla funzionalità, e quello della fraternità, in cui la conoscenza è al servizio del bene comune e la persona è al centro.

Da questa prospettiva, ha aggiunto Fratel Carlos, la pastorale «non è solo un altro incarico», ma una relazione che risiede nel cuore della vita universitaria e crea comunità cristiane, non solo accademiche, spesso caratterizzate da competizione e rivalità. Una pastorale chiamata soprattutto ad ascoltare i giovani vulnerabili, perché «anche i silenzi gridano», e a diventare un «buon samaritano»: l’opzione per i poveri non è carità, ma un impegno a studiare le radici della povertà.

L’università – ha proseguito il religioso lasalliano –deve diventare una «casa delle domande», perché l’educazione non consiste nel dare risposte, ma nell’insegnare a porre domande: se insegni economia, chiediti per chi; se insegni intelligenza artificiale, chiediti cosa significhi continuare a essere umani.

Accompagnare, il verbo pastorale per eccellenza

Ancora una volta, Fr. Carlos ha esortato a passare dal parlare di pace all’educare alla pace, riconciliando senza perdere la memoria. Accogliere, ascoltare, proclamare, discernere, creare legami, servire, sperare: questi sono i sette verbi che dobbiamo coniugare per un autentico ministero universitario. Li ha riassunti nel «verbo pastorale per eccellenza»: accompagnare. 

Non solo parlare di Dio, ha concluso, ma diventare testimoni di Gesù, assicurando che «la vita sia più umana, i poveri più visibili, la terra più protetta, il futuro più pieno di speranza».